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 LUIGI ARMANDO OLIVERO

2 novembre 1909 ~ 31 luglio 1996

di Giovanni Delfino

delfino.giovanni@virgilio.it

Macrì 

Caricatura di Olivero eseguita da Giuseppe Macrì Rondò dle masche L'Alcyone, Roma 1972

 

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Rondò dle masche L'Alcyone, Roma, 1971

Ij faunèt Il Delfino, Roma, 1955

Articoli di Giovanni Delfino riguardanti Luigi Olivero pubblicati su giornali e riviste

Roma andalusa

Traduzioni poetiche di Luigi Olivero in piemontese e in italiano

Genesi del poemetto Le reuse ant j'ole: sei sonetti di Pacòt e sei di Olivero

Commenti ad alcune poesie di Luigi Olivero a cura di Domenico Appendino 

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Prima parte)

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Seconda parte)

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Terza parte)

Luigi Olivero Giornalista

Luigi Olivero e Federico Garcia Lorca

Luigi Olivero ed Ezra Pound

Olivero e D'Annunzio

Sergio Maria Gilardino - L'opera poetica di Luigi Armando Olivero 

Poesie di Luigi Olivero dedicate allo sport

Pomin  d'Amor (Prima raccolta inedita di poesie di Olivero)

Polemiche

Poesie dedicate al Natale  e ad altre ricorrenze (Pasqua, Carnevale...)

Bio-bibliografia

Aeropoema dl'élica piemontèisa

Poesie inedite

Poesie in italiano

Poesie dedicate a Villastellone ed al Piemonte

Episodi della vita di Luigi Olivero

Scritti inediti  e non di Luigi Olivero

Lettere ad Olivero

Artisti che hanno collaborato con Luigi Olivero

Biografia di Luigi Olivero: primo scenario (Gli inizi)

Biografia di Luigi Olivero: secondo scenario (Prima stagione poetica)

Biografia di Luigi Olivero: terzo e quarto scenario  (Verso la tempesta: diluvio universale ~ Viaggi)

Biografia di Luigi Olivero: quinto e sesto scenario (Attività frenetica ~ Roma: maturità d'un artista)

Biografia di Luigi Olivero: settimo ed ottavo scenario (Incontri, polemiche, viaggi, cantonate ~ Ultima stagione ~ Commiato)

Appendici prima, seconda e terza

Appendice quarta ed ottava

Appendice quinta: gli scritti di Luigi Olivero su giornali e riviste

Giudizi espressi in anni recenti su Luigi Olivero

L'officina di Luigi Olivero

Luigi Olivero legge la sua Ël bòch

Documenti e curiosità

Siti integrativi

 

Ël Tòr

Litografia di Orfeo Tamburi da Ël Tòr N° 6 del 10 novembre 1945 

 

Poesie di Luigi Olivero in italiano

 

          Pubblico qui sei poesie scritte in lingua italiana da  Olivero tra i diciassette e i venti anni. Poesie che oggi potrebbero tranquillamente considerarsi inedite data la scarsa diffusione dei giornali che le offrirono al proprio pubblico. Sono una testimonianza degli inizi del percorso poetico del Nostro.

          La settima poesia è del 1954. È stata composta per una concorso nazionale bandito sul tema del Mutilato di Guerra di cui è risultata vincitrice. 

 

Margherita di Savoia 

Fosti. Te volle nel manto candido

con mano lieve la Morte avvolgere.

Te volle, col trepido bacio

sulla bocca, la Vita lasciare.

 

Volle il destino segnarti il limite

del queto scorrere dei giorni splendidi

vissuti nell'opere del Bene

nella luce del Bene trascorsi.

 

Oh, come bella solevi e fulgida

ne gli anni giovini mostrarti al popolo

ch'a l'aure il tuo nome dicendo

con gentile vociar t'acclamava.

 

Oh, come in cuore tutti portavano

la dolce immagine del tuo sorriso:

qual raggio di stella fulgente

sulle sorti d'Italia brillava.

 

Fu il tuo sorriso luce adamàntina

che la nascente stella d'Italia

raggiò nel chiarore dell'aurora

come incontro alle glorie future.

 

Era l'aurora sorgente nivea

su su dall'arco ferreo dell'Alpi,

era il fatale disperdersi

della notte del cieco servaggio.

 

Era lo scuotersi. Un grande popolo

sulle vicende tristi dei secoli

rifacea la propria grandezza

come nei primi tempi di Roma.

 

E tu, Regina, con l'occhio cerulo

fissante i liberi spazi dell'aere,

sognavi il tuo popol di forti

ritemprato nell'arduo lavoro.

 

Giù per le valli d'ubertà floride

biondi fantasmi vedevi correre

portati dall'ala del vento

carezzante nei vesperi bruni.

 

Erano quelli i biondi fantasmi

cari al Poeta che nel suo libero

canto, d'Italia la prima

Te fra le belle, te fra le buone

 

chiamava, i dolci suoni dicendoti.

A te d'intorno ferveano l'opere

di Scienza, dell'Arte, del braccio

in magnanima forza congiunte.

 

Ma da nen lungi sentiva il popolo

che una fraterna voce chiamavalo:

la mano porgendo al fratello

la bandiera innalzò con la spada.

 

Vinto, sconfitto l'eterno barbaro,

sul nostro suolo doveva sorgere,

su Roma su Roma immortale,

il nuovo sole: il sol della Gloria.

 

E il sole nacque, nacque dai ripidi

monti del Carso, nacque dai vertici

impervi dell'alto Trentino,

dalle memori sponde del Piave.

 

Nacque, e nel cielo si vide assurgere

bella una vergine dall'ali candide

volando sul carro di Morte

agli Eroi intrecciando corone.

 

E tu vedesti: tu, pur le lagrime

del cor spargendo, con atto semplice

alle Madri benedicesti

alle tue genti forti. Morivi.

 

La terza Italia di luce folgora.

Di fiori candidi sparga il tuo popolo

i funebri marmi ove posi,

mentre le bionde itale vergini,

 

sciolte le treccìe sopra le dòriche

spalle, t'intrecciano bianche corone

e baciando il fior del tuo nome

- Italia! Italia! - dicon nel pianto. 

Giovinezza d’Italia,  Milano ~  Anno I N° 1 - 15 maggio 1926

 

 

Per il “Norge” che salpa 

Erta la prora rostrale in contro al millenne travaglio

l’arduo portento sorvola pel fosco cammino polare.

 

Biechi s’incurvano i cieli ignari di tanto ardimento;

rombano l’eliche assidue recando nel rapido corso

 

tutto l’indomito ardore, tenace virtù di due Stirpi.

Pur, mentre, lungi, tra il cielo nebbioso vaniscon le terre

 

dove metropoli nere racchiudono gioie e rimpianti,

batte nel petto agli audaci un palpito sacro d’orgoglio

 

volto a più liberi spazi, volto a più vasti orizzonti.

Palpita in petto agli audaci l’ansioso tormento ch’eleva

 

l’animo verso la Méta fulgente di candida luce.

- Salve, pionieri dell’aria, eroi della Scienza pugnace!

 

Bella v’arrida la Gloria plasmata nel bronzo immortale!

dicono innumeri cuori protesi all’incerto domani.

 

Tacciono i molti, compresi dell’alta titanica lotta.

Mentre l’alata polena procede nel ferreo cammino

 

veglia dal plinto marmoreo con occhio sereno Colombo.

Pallida Sfinge dei ghiacci, sorridi sorridi al prodigio!

 

Reca sull’ali fulgenti, o Nike, il solenne trionfo!                                               

Giovinezza d’Italia,  Milano ~ Anno I N° 2 - 1 giugno 1926

 

Api 

Passano sussurranti

cantando la canzone del lavoro

lieve il ronzar si unisce in dolce coro

e volano leggiere.

Librandosi nell'aura a debil volo

si posano su i fiori,

òscillan dolcemente su lo stelo

in un tenue sfavillìo d'ali d'oro.

Assimilano il nèttare,

indi ritornan cèleri

sussurrando più gaie all'alveare.

 

In un gentil concerto,

lievi spaziando per ignote cime,

così dentro il mio cor ronzan le rime.

Sotto il sol della vita

operose, cantando giovinezza,

su i fiori del pensiero

nati agli effluvi della primavera,

si posano succiandogli il liquore.

Così il verso prorompe

dal mio cor folgorando

e lasciandosi una scia d'ali d'oro. 

Il pensiero, Bergamo ~ Anno II N° 6 - 5 febbraio 1927

 

Lùcciole 

Mille vaganti lùcciole

a me d’intorno,

di tenua luce brillano

nel rimorir del giorno.

 

Lievi tra i rami passano,

lambiscon l’erbe e i fiori

e nella sera tacita,

vibrante degli amori

 

della Natura onnivago,

s’inseguon tra le foglie.

A tratti poi si spengono

e l’ombra in sen le accoglie.

                                              

Nello stormir degli alberi

che un lieve venticello

rompe in un tenue murmure

quel silenzio d’avello,

 

i miei pensieri inseguono

pei serpeggianti viali

le lùcciole che fuggono

librantisi su l’ali!

 

E fuggono le tremule

farfalle luminose;

e fuggono e s’addentrano

in fra le foglie ascose.

 

Fuggono. Poi si posano

col debil lume spento

e i miei pensieri perdonsi

con l’alito del vento. 

Il pensiero, Bergamo ~ Anno II N° 46 12 novembre 1927

 

Romanza della quercia 

- Levai mie cento braccia

in alto, in contro al raggio

del chiaro sol di maggio,

e al nume risi in faccia.

 

Cantai madre Natura,

spregia del dio la possa

di sua carogna l'ossa

predissi in sepoltura.

 

Lo sguardo lampeggiante

irato a me rivolse,

i quattro venti sciolse;

sue posse tracotante

 

vér me le adoprò tutte.

Balzò la rea bufera,

l'aurora si fe' nera,

le messi andar distrutte.

 

Furente l'aquilone

incontro a me gittossi,

guizzaro i lampi rossi

nella mortal tenzone.

 

Avvinta da più parti

in ferrei groppi, orrendi

vivi baglior d'incendi,

con cigolanti gli arti,

 

m'arser. E a presso a lungo

mortal lampeggiamento

dal suol mi sterpò il vento

divelta al par d'un fungo. -

 

Giacque distesa al suolo

la quercia fulminata;

l'augel l'ha abbandonata

ha pianto e prese il volo.

 

Pur ciò morendo disse:

- Benchè quasi sfuggita

io senta la mia vita,

(e al ciel lo sgurdo fisse)

 

vil gozzovigliatore,

da te fui fulminata

ma la mia sghignazzata

e la mia fè non muore. -

 

Morì la pastorella

che alla sua quiete ombrosa,

dolce bocciòl di rosa,

fioriva verginella...

 

Fu, della morta, bara.

Ed a me suona ancora

dall'ultima dimora

lo scherno dell'amara

 

ma ferma sghignazzata.

La luce è tramontata. 

Il pensiero, Bergamo Anno III N° 47 - 16 novembre 1928

  

Donna vinca 

                          I 

Signora bionda, voi che raccontate

ai bimbi ricciuti tutte sere

le storie dei paggetti e delle fate

 

al lume tremolante del braciere;

io mi vorrei sedere accanto al fuoco

e dirvi del grazioso cavaliere

 

che seppe innamorar la sua regina.

E chinerei l’altera testa bruna

su le ginocchia vostre alla divina

 

carezza del chiarore della luna.

 

                        II 

E la carezza blanda della luna

entrando dalla gotica vetrata

riporterebbe piano ad una ad una

 

le storie belle dell’Età passata.

Riporterebbe a me del Poliziano

un ritmo suggestivo di ballata

 

e un brano di canzon di messer Cino

dal verso bello tutto sentimento,

Vi guarderei negli occhi, da vicino,

 

come portato in dolce incantamento,

 

                        III 

come portato in dolce incantamento

Vi canterei una canzon d’amore:

una canzone di fine sentimento,

 

come un antico fervido amadore,

Vi chiamerei col nome di Madonna;

sarebbe il canto quel del trovatore

 

che porta alla sua donna il dolce omaggio

d’un verso delicato e d’una rosa.

D’una notte, direi, di mezzo maggio

 

d’una boccuccia bella ed odorosa.

 

                         IV 

La bocca piccolina ed odorosa

sarebbe schiusa, un poco dolcemente,

sì come un porporin bocciòl di rosa

 

che chiede all’aura fresca il bacio aulente,

poiché del sonno vinti i vostri bimbi

più non udrebbe la mia voce ardente.

 

Io vi sussurrerei: «Madonna bionda,

la bocca bella il bacio non rifiuta».

La fiaba della Tavola Rotonda

 

forse verrebbe ancora rivissuta.                                   

La rassegna filodrammatica, Torino ~ VI, N° 1 Gennaio 1930 VIII E. F.

 

Il mutilato 

FRATELLO della statua dissepolta

dal ferro che dà il solco all'aratore:

portate entrambi sècoli d'amore

nella figura mùtila raccolta.

 

Ma tu, uomo, racchiudi dentro il cuore

un'armonia che il nostro sangue ascolta:

e negli àttimi rossi di rivolta

ci offri la pace figlia del dolore.

 

Perchè tu, che non parli con la voce

ma con gli arti stroncati dalla guerra

c'insegni la bontà. Tu, Cristo in croce.

 

Tu, vittima. Tu che il destino serra,

finchè vivrai, nella sua morsa atroce,

c'inginocchi a baciar la nostra terra. 

Graal, Bari Anno VI N° 2 ~ maggio 1957 

Primo premio del Concorso Nazionale bandito nel 1954 dall'Associazione Mutilati di Guerra di Roma.

 

          Ecco ancora 5 poesie da manoscritto in proprietà privata datate 5 dicembre 1925. Recentemente ritrovate pubblicate su La farfalla dell'editore Nerbini di Firenze del 19 dicembre 1926.

Olivero

Olivero

Olivero

Olivero

Olivero

Olivero

         Ecco ancora 4 poesie in italiano di cui mi ha fornito le relative riviste, con grande cortesia, il Sig. Silvio Bonino, collezionista di Margarita CN.

La farfalla Nerbini, Firenze 21 novembre 1926 

Olivero

Olivero

Pasquino, Torino 1 maggio 1927 

Olivero

Pasquino, Torino 22-29 luglio 1928 

Olivero

Pasqualfaitino, numero unico dell'Associazione Escursionistica Torinese Fait, aprile 1928

Firma

Ël Tòr

Ël Tòr N° 19 1946