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 LUIGI ARMANDO OLIVERO

2 novembre 1909 ~ 31 luglio 1996

di Giovanni Delfino

delfino.giovanni@virgilio.it

Calamida

 Olivero visto dal caricaturista Calamida, litografia tratta da Luigi Olivero poeta di Aldo Capasso, Editrice Liguria, 1960

 

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Episodi della vita di Luigi Olivero

 

Gli inizi di Luigi Armando Olivero 

Poesie ed articoli su giornali sparsi per l'Italia

 

        1926. Olivero ha diciassette anni. Compaiono sue poesie sulla rivista letteraria Il Pensiero di Bergamo e su Giovinezza d'Italia di Milano. Pubblica articoli sportivi sulla torinese Stampa sportiva. Sempre su Il Pensiero il suo primo articolo letterario dedicato a Mario Rapisardi, un poeta dimenticato.

        È un mistero come riuscisse a contattare ed ottenere spazi da perfetto sconosciuto quale era allora.

        Il colmo è del 1930. Il ventunenne Olivero è diventato amico del poeta Alfredo Nicola (Alfredino). Questi, una sera del giugno-luglio 1930, lo presenta alla Compania dij Brandé che si era da poco formata sotto la guida di Pinin Pacòt. La presentazione avviene nel corso di una cena, cui partecipano anche Gli amis dla poesìa, nell'ambito della Famija Turinèisa e sotto la guida di Nino Costa. Cena che si svolge in una trattoria della collina torinese.

        Orbene, cronaca di questa serata, a firma Luigi Olivero, appare sul numero del 15 ottobre del 1930 sulla rivista palermitana Recensioni!

        Di questa rivista, nelle biblioteche del Piemonte, mi risulta presente un solo numero, e proprio questo, alla Biblioteca del Centro Studi Piero Gobetti di Torino, che ringrazio per avermelo messo a disposizione.

        Qui sotto il frontespizio della rivista e l'articolo a firma Luigi Olivero.

Frontespizio

Articolo

 

 

Olivero all'inizio della II guerra mondiale, la ricerca di un lavoro, i rapporti con il fascismo

e il Duce ed il suo saggio Babilonia stellata

  

1940. Olivero, all'inizio della primavera, ottiene un posto di lavoro a Parigi quale redattore per La nouvelle Italie ~ La nuova Italia 

I rapporti tra Italia e Francia si fanno sempre più tesi. Gli scade il permesso di soggiorno che non gli viene rinnovato ed è costretto a rientrare precipitosamente a Torino proprio alla vigilia della dichiarazione di guerra del 10 giugno. Perso il lavoro in Francia, si trova in disastrose condizioni finanziarie. Si rivolge pertanto, con lettera in data 1 luglio 1940, al Ministero della Cultura Popolare. Eccone uno stralcio: 

... Faccio presente che durante oltre dieci anni di giornalismo la mia attività ha avuto modo di manifestarsi in tutti i settori della professione - da quello della rivista a quello del quotidiano, dal lavoro redazionale a quello del corrispondente e dell'inviato - e che quindi non dovrebbe essere difficile, in questo particolare momento, assegnarmi a qualche giornale, rivista od organismo di stampa 

Appartengo alla M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) da più di dieci anni. Sono regolarmente iscritto al Partito. Ho viaggiato tutta l'Europa e l'Africa del Nord. Conosco tre lingue straniere: di cui francese e spagnolo correntemente. ... 

Il posto sollecitato tarda ad arrivare per cui in data 16 novembre, a mezzo telegramma, si rivolge direttamente a Galeazzo Ciano: 

         Eccellenza Galeazzo Ciano Roma 

         Giornalista professionista già redattore "Nuova Italia" et aiuto corrispondente Parigi "Gazzetta Popolo" rimpatriato inizio ostilità perdendo posto ed ogni suo avere trovasi Italia da quattro mesi disoccupato malato privo mezzi sussistenza abbandonato da tutti alt Frequenti contatti Ministero Cultura Popolare stampa italiana Sindacato Nazionale Giornalisti rimasti inefficaci alt ChiedoVi intervenire urgentemente promuovendo energicamente mia assunzione immediata qualsiasi giornale oppure sussidio mensile Ministero Cultura fino al giorno mia sistemazione alt Pervenuto estremo limite resistenza fisica et morale alt Esistenza divenutami insostenibile alt Devotamente Luigi Olivero Pensione Marini - Via Crispi 55 - Roma 

Non sappiamo se Ciano intervenne direttamente, fatto sta che Olivero, a fine 1940, ottiene un posto all'"Ente Stampa" di cui provvede immediatamente a ringraziare con lettera del 3 dicembre Pavolini al Ministero della Cultura Popolare: 

         ... Nel mentre Vi ringrazio vivamente del provvedimento che avete adottato in mio favore - provvedimento che, in attesa di una sistemazione, viene ad alleviare sensibilmente la penosissima situazione in cui mi trovo dal giorno del mio forzato rimpatrio da Parigi. Vi comunico che, in data di oggi, ho pure scritto al camerata Preti, reggente l'Ente Stampa, mettendomi a sua disposizione per gli articoli che mi vorrà ordinare. Con molta gratitudine. 

Ottenuta una certa tranquillità finanziaria, inizia il lavoro di stesura del suo saggio Babilonia stellata. Appena pubblicato, in data 30 giugno del 1941, ne da conto al Prefetto Luciano Celso, Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare: 

         Mi permetto offrirVi una copia del mio volume ... Mi lusingo di aver costruito un libro criticamente sincero sulla vita americana d'oggi, scrupolosamente intessuto sulla trama di documenti, fonti statistiche, testimonianze esibiti a malincuore dagli stessi americani e vagliati dalle mie personali esperienze di studioso e di giornalista.  

         Il libro è composto in gran parte di articoli (ampliati e arricchiti di nuova documentazione) che hanno ottenuto successo negli undici quotidiani dell'Ente Stampa ai quali la bontà dell'E. il Ministro e Vostra mi ha aperta la collaborazione. ... 

         Lo stesso Ente Stampa ha già interessato l'Ambasciata tedesca per un'eventuale edizione germanica. ... 

La lettera prosegue con la richiesta di acquisto, da parte del Ministero, di copie del saggio, il più possibile generoso. Non conosco gli esiti complessivi di questa richiesta, però risulta che per ordine dello stesso Mussolini, a spese del Ministero, venne acquistato un certo numero di copie poi spedite in omaggio, all'inizio del 1942, a tutti i cardinali residenti a Roma di cui, in una nota del Ministero Cultura Popolare - Gabinetto "Appunto per il Duce" del 26 febbraio 1942, vengono elencati tutti i nomi. 

Tra il 1941 ed il 1942 ben tre edizioni si susseguono di Babilonia stellata tanto da suscitare interesse da parte dello stesso Mussolini che fisserà un incontro con lo stesso Olivero per il 15 febbraio del 1943. Di quest'incontro Olivero è entusiasta ed il giorno dopo scrive al nuovo Ministro della Cultura Popolare Gaetano Polverelli: 

         Desidero ancora esprimerVi tutta la mia riconoscenza per avermi ieri mattina presentato al Duce. Quest'udienza insperata e le parole benevoli che il Duce mi ha rivolte a proposito del mio libro sull'America costituiscono la più luminosa soddisfazione della mia carriera di giornalista-giramondo. 

         Mi accingo subito al lavoro per completare il volume nella nuova edizione suggerita dal Duce: e appena avrò concluso i tre capitoli mi farò premura di sottoporli al Vostro illuminato giudizio prima di inviarli all'editore. ... 

A dimostrazione dell'interesse di Mussolini per la nuova edizione, in data 19 febbraio 1943 il Capo di Gabinetto del Miniculpop, Angelo Corrias, D'incarico superiore invia ad Olivero una copia del libro di Heinz Hater Der Polypvon New York. 

Il lavoro di Olivero è rapidissimo tanto che in data 8 marzo scrive a Gaetano Polverelli: 

         Vi accludo i nuovi capitoli da aggiungersi alla 4. edizione del mio libro "BABILONIA STELLATA". I capitoli sono venuti 5 perché la materia suggerita dal Duce, richiedendo un'adeguata documentazione, avrebbe generato tre capitoli troppo lunghi rispetto ai 13 precedenti che costituiscono l'attuale 3. edizione che sto aggiornando. 

         Vi sarò grato se vorrete gentilmente sottoporli all'esame del Duce e di comunicarmi il Suo giudizio con quello dell'E.V. Dopo l'approvazione del Duce e Vostra, spedirò all'editore per l'immediata composizione. ... 

sarei molto lieto se il Duce volesse favorirmi una Sua, sia pure brevissima, prefazione, o quanto meno un Suo giudizio da pubblicare sulla fascetta. Sia l'una che l'altra avrebbero un inestimabile valore per quella diffusione di cui il Duce ha voluto considerare degno il mio libro.  

         Vi sarò, infine, molto riconoscente (ma non vorrei chiedere troppo) se voleste domandare per me al Duce una Sua fotografia con dedica autografa. La vorrei tenere sul mio tavolo in ricordo dell'altissimo onore che ha voluto concedermi ammettendomi alla Sua presenza. ... 

La richiesta della foto venne accolta ma l'eventuale prefazione del Duce si ritenne né opportuna né necessaria. In data 17 marzo da parte del Polverelli giunse l'autorizzazione alla stampa con l'assicurazione all'editore che il Ministero avrebbe acquistato un adeguato numero di copie della nuova edizione del volume "Babilonia stellata" di Luigi Olivero. 

         Per completezza trascrivo qui di seguito integralmente tutte le lettere di Olivero citate parzialmente nel testo. 

 

Ministero della Cultura Popolare Roma 1 luglio 1940  

In data 9 giugno corr. ho inoltrato, tramite il Sind. Giorn. di Torino, un breve esposto in cui informavo codesto Ministero del mio ritorno da Parigi dove vi esercitavo da alcuni mesi la mia professione di giornalista presso "LA NUOVA ITALIA" collaborando intensamente a tutti i servizi giornalistici (corrispondenza quotidiana a "GAZZATTA DEL POPOLO", "LA TRIBUNA", "GIORNALE DI GENOVA", "EIAR") facenti capo a tale organismo fascista diretto dal Camerata Mirko Giobbe: di cui allegavo pure il lusinghiero Certificato di Lavoro. 

Dopo il lungo periodo di disoccupazione di malattia seguito al mio ritorno dalla Spagna, avevo ottenuto questo posto a Parigi dall'amicizia personale di Giobbe e con l'affettuoso intervento del Camerata Cima, mio Segretario Interprovinciale. 

La guerra contro la Francia mi toglieva improvvisamente questo posto che avevo coperto con tenace volontà di lavoro durante un periodo difficilissimo e particolarmente grave del giornalismo fascista a Parigi; e, appena rientrato in Italia, mi ritrovavo nuovamente senza lavoro e letteralmente senza mezzi di sussistenza perché avevo dovuto rinunciare a portare con me anche i miei risparmi. 

Poiché codesto On. Ministero non ha ancora accusato riscontro a tale mio esposto; rinnovo la preghiera di procurarmi con gentile urgenza una sistemazione giornalistica - o anche, provvisoriamente, para-giornalistica - in Italia, venendomi intanto possibilmente incontro con un sussidio, per aiutarmi a superare questo attuale periodo di assoluta necessità, nell'attesa di tale sistemazione. 

Faccio presente che durante oltre dieci anni di giornalismo la mia attività ha avuto modo di manifestarsi in tutti i settori della professione - da quello della rivista a quello del quotidiano, dal lavoro redazionale a quello del corrispondente e dell'inviato - e che quindi non dovrebbe essere difficile, in questo particolare momento, assegnarmi a qualche giornale, rivista od organismo di stampa. 

Appartengo alla M.V.S.N. (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) da più di dieci anni. Sono regolarmente iscritto al Partito. Ho viaggiato tutta l'Europa e l'Africa del Nord. Conosco tre lingue straniere: di cui francese e spagnolo correntemente. 

Sono certo di un ràpido riscontro che mi assicuri dell'adozione delle provvidenze che attendo. E ringraziando, saluto romanamente. 

                                                             LUIGI OLIVERO, giornalista 

  

Eccellenza GALEAZZO CIANO ROMA 16 NOVEMBRE 1940 (Telegramma) 

         Eccellenza Galeazzo Ciano Roma 

         Giornalista professionista già redattore "Nuova Italia" et aiuto corrispondente Parigi "Gazzetta Popolo" rimpatriato inizio ostilità perdendo posto ed ogni suo avere trovasi Italia da quattro mesi disoccupato malato privo mezzi sussistenza abbandonato da tutti alt Frequenti contatti Ministero Cultura Popolare stampa italiana Sindacato Nazionale Giornalisti rimasti inefficaci alt ChiedoVi intervenire urgentemente promuovendo energicamente mia assunzione immediata qualsiasi giornale oppure sussidio mensile Ministero Cultura fino al giorno mia sistemazione alt Pervenuto estremo limite resistenza fisica et morale alt Esistenza divenutami insostenibile alt Devotamente Luigi Olivero Pensione Marini - Via Crispi 55 - Roma 

 

S. E. PAVOLINI MINISTRO DELLA CULTURA POPOLARE ROMA 3 dicembre 1940 

         S.E. il Prefetto Luciano mi ha fatto pervenire - tramite il Sind. Fasc. Giornalisti di Torino - la copia della Vostra pregiata lettera in data 18 nov. : lettera che, per incuria del personale della pensione romana presso la quale risiedevo non mi è stata inoltrata a Torino. 

Nel mentre Vi ringrazio vivamente del provvedimento che avete adottato in mio favore - provvedimento che, in attesa di una sistemazione, viene ad alleviare sensibilmente la penosissima situazione in cui mi trovo dal giorno del mio forzato rimpatrio da Parigi. Vi comunico che, in data di oggi, ho pure scritto al camerata Preti, reggente l'Ente Stampa, mettendomi a sua disposizione per gli articoli che mi vorrà ordinare. Con molta gratitudine. 

                                                         LUIGI ARMANDO OLIVERO giornalista  

 

S.E. il Prefetto CELSO LUCIANO Capo Gabinetto di S.E. il Ministro della Cultura Popolare Roma 30 giugno 1941 

Mi permetto offrirVi una copia del mio volume "BABILONIA STELLATA"(gioventù americana d'oggi) lanciato in questi giorni dall'editore Ceschina di Milano. 

Mi lusingo di aver costruito un libro criticamente sincero sulla vita americana d'oggi, scrupolosamente intessuto sulla trama di documenti, fonti statistiche, testimonianze esibiti a malincuore dagli stessi americani e vagliati dalle mie personali esperienze di studioso e di giornalista.  

         Il libro è composto in gran parte di articoli (ampliati e arricchiti di nuova documentazione) che hanno ottenuto successo negli undici quotidiani dell'Ente Stampa ai quali la bontà dell'E. il Ministro e Vostra mi ha aperta la collaborazione. Gli stessi dirigenti l'Ente Stampa - i Consiglieri Nazionali Carlo Sforza e Amilcare Preti - mi hanno incoraggiato a comporre questo libro di grande attualità che riesce utilissimo alla nostra propaganda poiché è l'unico in Italia e in Europa che riveli, con onesta e documentata chiarezza, gli aspetti autentici dei problemi roventissimi ancora ignorati dal nostro pubblico nei riguardi della gioventù statunitense d'oggi. 

         Lo stesso Ente Stampa ha già interessato l'Ambasciata tedesca per un'eventuale edizione germanica. 

         Avendo beneficiato nel passato e beneficiando tuttora della preziosa benevolenza dell'E.V., sarei grato se ancora una volta voleste favorirmi intervenendo presso S.E. il Ministro al fine di ottenermi un buon acquisto di copie di questo libro. Le spese di carta e stampa sono state rilevanti e un aiuto - il più possibile generoso - da parte di codesto On.le Ministero tornerebbe assai provvidenziale oltre che all'editore anche a me che, come sapete, sono un giornalista rimpatriato e dissestato per cause di guerra. 

         Certo del Vostro prezioso intervento in questo senso. Vi ringrazio vivamente e Vi prego di accogliere i miei devoti riconoscenti ossequi fascisti. 

                                                                  LUIGI OLIVERO giornalista 

 

All'Eccellenza GAETANO POLVERELLI Ministro della Cultura Popolare Roma 16 febbraio 1943  

Desidero ancora esprimerVi tutta la mia riconoscenza per avermi ieri mattina presentato al Duce. Quest'udienza insperata e le parole benevoli che il Duce mi ha rivolte a proposito del mio libro sull'America costituiscono la più luminosa soddisfazione della mia carriera di giornalista-giramondo. 

         Mi accingo subito al lavoro per completare il volume nella nuova edizione suggerita dal Duce: e appena avrò concluso i tre capitoli mi farò premura di sottoporli al Vostro illuminato giudizio prima di inviarli all'editore.  

                                                             LUIGI OLIVERO giornalista 

 

All'Eccellenza Gaetano POLVERELLI MINISTRO DELLA CULTURA POPOLARE ROMA 8 MARZO 194  

         Vi accludo i nuovi capitoli da aggiungersi alla 4. edizione del mio libro "BABILONIA STELLATA". I capitoli sono venuti 5 perché la materia suggerita dal Duce, richiedendo un'adeguata documentazione, avrebbe generato tre capitoli troppo lunghi rispetto ai 13 precedenti che costituiscono l'attuale 3. edizione che sto aggiornando. 

         Vi sarò grato se vorrete gentilmente sottoporli all'esame del Duce e di comunicarmi il Suo giudizio con quello dell'E.V. Dopo l'approvazione del Duce e Vostra, spedirò all'editore per l'immediata composizione. 

         Vi unisco pure copia di una lettera del Gr. Uff. Ceschina * 

Anch'io sarei molto lieto se il Duce volesse favorirmi una Sua, sia pure brevissima, prefazione, o quanto meno un Suo giudizio da pubblicare sulla fascetta. Sia l'una che l'altra avrebbero un inestimabile valore per quella diffusione di cui il Duce ha voluto considerare degno il mio libro.  

         Vi sarò, infine, molto riconoscente (ma non vorrei chiedere troppo) se voleste domandare per me al Duce una Sua fotografia con dedica autografa. La vorrei tenere sul mio tavolo in ricordo dell'altissimo onore che ha voluto concedermi ammettendomi alla Sua presenza. 

         In attesa di Vostri ordini, Vi ringrazio vivamente e Vi prego di accogliere i miei più fervidi saluti fascisti. 

                                                        dr Luigi Olivero 

 

* L'Editore Renzo Hermes Ceschinaall'Ecc. Gaetano Polverelli Ministro della Cultura Popolare Roma 5 marzo 1943  

         Eccellenza. 

        Dal mio autore Dott. Luigi Olivero ho appreso con molta compiacenza come V.E. si sia interessato al suo libro "BABILONIA STELLATA", a lui procurando l'ambito onore di una udienza da parte del Duce, il quale ha avuto l'amabilità di occuparsi dell'opera auspicandone una quarta edizione riveduta ed integrata da qualche nuovo capitolo, ed esprimendo parimenti il desiderio che al libro, così completato, venisse data la maggior possibile diffusione. 

         Io sono molto lieto ed onorato nel vedere così apprezzata dal Capo del Governo a da parte di V.E. questa mia edizione, e sono subito pronto a mettermi al lavoro per una quarta tiratura integrata, alla quale dedicherei le mie più assidue e sollecite cure per corrispondere al desiderio del Duce. 

         V.E. mi obbligherebbe assai se volesse avere la bontà di indicarmi quante migliaia di copie mi verrebbero ordinate dal Vostro Ministero per una larga propaganda (suppongo dovrebbe trattarsi di un cospicuo numero di esemplari), affinché io possa predisporre nel modo più sollecito lre cose onde poter effettuare questa fornitura. 

         L'Autore mi afferma che l'E.V. avrebbe l'amabilità di venirmi in aiuto in questo caso con una eventuale assegnazione straordinaria di carta, ed io Ve ne sono veramente grato e riconoscente. 

         Come V.E. apprenderà dal qui accluso comunicato, io sono stato sinistrato durante l'incursione aerea del 14 febbraio, ma ho ripreso con maggior lena ed energia l'opera mia, sempre intesa a pubblicare solo opere di schietta italianità. Non potendo restare nella mia vecchia sede, ho trasferito la sede della mia Casa Editrice in via Castelmorrone 15, ove attendo graditi ordini da parte Vostra. 

         RingraziandoVi sentitamente per l'interesse di cui avete avuto la bontà di darmi prova in questa occasione, mi professo di V.E. con animo devoto 

                                                                  Vostro obbl.mo    

                                                                                              R. E. Ceschina

           

Le lettere qui riprodotte appartengono all'Archivio Centrale dello Stato, Ministero della Cultura Popolare (Gabinetto, busta 239). 

Queste lettere sono state rintracciate da Roberto Gremmo e dallo stesso pubblicate nella sua rivista STORIA RIBELLE N° 40 inverno 2014~2015 nel corpo del suo articolo Fascisti sconosciuti - Luigi Olivero, Mussolini e la "Babilonia stellata" ovvero "Stelle di Davide e strisce di galera". 

A Roberto Gremmo il mio più vivo ringraziamento per aver messo a disposizione questo materiale che contribuisce ad aumentare la conoscenza dell'uomo Olivero ed in particolare la genesi di uno dei suoi maggiori successi editoriali "Babilonia stellata".

  

Polemichetta tra Luigi Olivero e la signora Fernanda, vedova di Ugo Ojetti, a proposito di un articolo di Olivero comparso sulla rivista romana La Carovana N° 33 del gennaio~febbraio 1958

  

Il primo di gennaio del 1946 muore a Fiesole il poeta, scrittore, commediografo ma, soprattutto, giornalista e critico d'arte, Ugo Ojetti. * 

All'inizio del 1958 Olivero scrive un pezzo per la rivista romana La Carovana che apparirà nel N° 33 del gennaio~febbraio 1958 con il titolo Dino Provenzal sultano di belle pagine. 

Citando l'opera di Provenzal in preparazione Dizionario della Maldicenza ne anticipa, a suo dire, qualche ghiotto antipasto che gli abbiamo carpito sulla mensa in preparazione del giocondo baccanale satirico. 

Ed ecco il brano citato che diverrà galeotto: 

Quando Gorizia era già italiana, Ugo Ojetti vi andò per le opere d'arte e si ebbe la medaglia al valor militare. Allora Antona Traversi scrisse: 

                            Ancor che al monte austriaca minaccia 

                            duri, tu varchi intrepido l'Isonzo 

                            e una medaglia arride alla tua faccia, 

                            Ugo, di bronzo. 

Il 27 di marzo Olivero riceve da parte della vedova Ojetti, Fernanda, una sdegnata raccomandata con ricevuta di ritorno indirizzata presso la rivista La Carovana. La raccomandata fa oggi parte, come le altre carte citate, del Fondo Olivero a Villastellone. Eccone alcuni brani: 

Quando si scrive di cose che possono ledere l'onore sarebbe consigliabile prima, informarsi bene. Quando poi si tratta di parlare di un morto si pensa facilmente che i morti non rispondono. 

Rispondo io per mio marito UGO OJETTI alla sua insinuazione a pag. 37 di La Carovana genn. febb. 1958. 

Ella scrive che Quando Gorizia era già italiana, Ugo Ojetti vi andò per le opere d'arte e si ebbe la medaglia al valor militare. 

Mettiamo le cose a posto e per questo trascrivo il comunicato in data 7 settembre 1916 per la concessione di ricompensa al valor militare in data 8 9 1916 n. 19716 di protocollo dove è detto: 

CONCESSIONE DI RICOMPENSA AL VALOR MILITARE 

Una medaglia di bronzo al valor militare 

... Per meglio assolvere i compiti assegnatigli dal comando supremo, non esitava ad attraversare l'Isonzo con le prime truppe mentre ancora ferveva il combattimento e, postosi a disposizione del comando della linea, con intelligenza e sprezzo del pericolo prestava l'opera sua per la sistemazione difensiva della testa di ponte. ... 

Il Tenente Generale Comandante d'Armata 

               E. F. di Savoia (firma autografa)  

         Tanto per la verità. E sarà bene ella la ricordi. E mi auguro ella abbia saputo fare il suo dovere di soldato come l'ha saputo fare il volontario di guerra UGO OJETTI.  

         Innanzi dare risposta alla vedova, Olivero si informa presso l'amico poeta e pittore Emanuele Martinengo. Questi in una lettera del 3 aprile gli scrive L'Ojetti lo conobbi a Gorizia - ero automobilista del comando -senza pericolo, con la sua molta spocchia ed il suo monocolo, in divisa di magg.re o Colonnello, fiammante con molto oro. 

         Il 4 aprile Olivero scrive al Martinengo ricordandogli i termini della diatriba, e dicendogli Ti sarò, quindi, assai grato se vorrai comunicarmi, con gentile urgenza, tutto quanto ricordi, per essere stato - a quanto mi riferisci - testimone oculare, dell'eroismo ojettino.  

Olivero riporta poi i dati della motivazione della medaglia concessa all'Ojetti, come comunicatogli dalla vedova, quindi ancora Superfluo dirti che tutti i particolari, anche minimi, che mi fornirai, mi saranno molto utili. 

         Manca purtroppo traccia di una eventuale risposta del Martinengo, ma, il 17 di aprile ecco la lettera che Olivero invia alla Signora Fernanda Ojetti. 

         Esimia Signora 

         La prego di scusare il ritardo con cui Le rispondo: ritardo dovuto a ragioni professionali che mi hanno tenuto lontano da Roma. 

         Desidero dirLe, anzitutto, che era lontano da me ogni proposito offensivo nei riguardi della memoria di Suo Marito, considerato unanimemente un maestro del nostro mestiere e un ammirato uomo di lettere. 

         In quella mia nota, ho inteso soltanto rendere omaggio all'ottantenne polìgrafo Dino Provenzal, e, tra l'altro, ho annunciato quel suo Dizionario della Maldicenza che conterrà l'epigramma di Giannino Antona Traversi su Ugo Ojetti. Il titolo stesso sta a testimoniare la natura umoristica e maldicente del contenuto dell'opera. Non c'era, né poteva esserci, nel dato cronologico relativo al viaggio a Gorizia di Suo Marito e da me ripreso testualmente dal Provenzal, alcuna intenzione men che riguardosa. Infatti, dopo i due punti, il periodo che incomincia: Quando Gorizia, ecc. è del Provenzal e non mio. Ho già provveduto ad avvisare il Provenzal del Suo disappunto per la laconicità di questo periodo ed egli mi scrive che farà seguire all'epigramma questa nota esplicativa: "Tutti sanno che Ugo Ojetti fu un valoroso combattente; perciò deve ritenersi scherzoso l'epigramma". Questa noticina, egli se l'era evidentemente dimenticata nella penna quando mi comunicò il testo della strofetta dell'Antona Traversi con il suo brevissimo "cappello" che la precedeva. 

         Per quanto concerne il testo di quest'epigramma, Le osservo che da almeno quarant'anni è di dominio pubblico. Suo marito lo conosceva benissimo e ci rideva sopra allegramente, come rideva dei "malthusiani domenicali" dedicatigli, con assai maggior causticità, da Papini e Soffici nell'Almanacco Purgativo 1914 di "Lacerba". Soltanto gli uomini celebri hanno il privilegio di venir fatti segno alla satira epigrammatica: la quale è, anzi, la consacrazione popolare della loro celebrità. Da ragazzo, a Torino, udii più volte citare questo epigramma dal mio defunto Amico - e, se non erro, Suo cugino - Dott. Cap. Dino Piccaluga, singolarissimo tipo ridanciano: il quale ogni volta me lo ripetè, con altri epigrammi "trinceristi" della guerra 1915-'18, senza la minima intenzione di "ledere l'onore" di Ugo Ojetti. Fu, anzi, il nostro Dino a farmi conoscere i primi volumi delle "Cose viste" di Ojetti del quale egli era un sincero ammiratore. Successivamente, quella strofetta la rividi parecchie volte in libri e riviste di curiosità letterarie. 

         Non mi resta che prendere atto delle attestazioni del valor militare di Ugo Ojetti che Lei mi comunica e pregarLa di considerare, almeno per quanto mi riguarda, chiuso lo spiacevole malinteso. 

         A spron battuto, in data 19 aprile, la Signora Fernanda Ojetti: 

         Gentilissimo signore, 

                                         la ringrazio per la sua lettera che chiarisce l'equivoco e sono grata all'amico Giuseppe Longo per averlo reso possibile. Ella mi narra cose che sapevo a proposito di Papini, cose anche allora di gusto assai discutibile. Ma io penso che parlare di un vivo e parlare di un morto sia cosa molto diversa. Il vivo o ride o si difende. Il morto... per solito non può che tacere. E penso anche, dato il mio carattere piuttosto, malgrado i 71 anni, pronto e risoluto e franco, che la franchezza è un tesoro perché dissipa malumori, malintesi com'era quello che ora è stato sanato. Caro Giannino Antona Traversi. Ottimo e affettuoso becchino dei nostri eroi... Ma lui che pure era nato "signore" qualche volta dimenticava di esserlo. E un po'... perché, dal lato militare era stato più volentieri con quelli che la vita avevano dato alla Patria, parlo come volontariato, che con quelli che ... rischiavano di darla. 

         Non solo le ricambio cordialmente i saluti ma le dico che sarò lietissima se un giorno anche lei salirà qui al Salviatino dove conoscerà meglio Ojetti e conoscerà chi reagisce ma mai, anche quando ve ne sarebbe ragione, serba rancore. 

                                               Sua FERNANDA OJETTI 

         Segue come post-scriptum la richiesta ad Olivero se conoscesse personalmente Dino Piccaluga (il farmacista di Villastellone, amico di Olivero di cui mi occupo all'inizio di questa biografia). 

         Con tutta probabilità questa polemica non si concludeva qui. Sul retro del Resoconto sommario N° 22 (resoconto a stampa parlamentare in cui si tratta di missili explorer e di una replica di Badini Confalonieri, resoconti che Olivero utilizzava spesso per suoi appunti sul retro) a matita, con calligrafia molto minuta, questo scritto che con tutta probabilità avrebbe dovuto, se non è stato, essere pubblicato:  

Una vedova battagliera 

POLEMICHETTA EPISTOLARE PRIMAVERILE 

PER UN EPIGRAMMA DELL'ANTONA TRAVERSI 

Alla Signora Fernanda Ojetti piace "sfottere" la memoria di Gabriele d'Annunzio, ma non le piace che "sfottano" la memoria di suo marito Ugo Ojetti. 

Roma, aprile 

         "L'Italia" e simultaneamente la rivista letteraria "La Carovana" hanno pubblicato un mio articolo dal titolo "Dino Provenzal sultano di belle pagine" 

         Segue la descrizione dell'inizio della diatriba provocata dall'articolo su Provenzal, quindi la raccomandata della Signora Fernanda e la sua risposta. Purtroppo qui lo scritto s'interrompe. Non è detto che un domani non si rintraccino ulteriori elementi per la conclusione della vicenda.

*  Ugo Ojetti Roma 15 luglio 1871 ~ Fiesole 1 gennaio 1946.

Laureato in legge alla Sapienza di Roma con il massimo dei voti e la lode. Scrittore di poesie, racconti, romanzi e commedie. Giornalista, corrispondente per La Tribuna dall'Egitto (scavi di Luxor) e quindi dagli Stati Uniti per il Corriere della sera a seguire la guerra ispano-americana di fine ottocento. Per il Corriere seguì dalla Norvegia la partenza della missione polare del Duca degli Abruzzi. Dal 1908 allo stesso giornale si legò in esclusiva. Dai primi del '900 iniziò ad occuparsi di critica artistica, attività che gli procurò importanti incarichi ministeriali.

Conobbe e fu amico di Gabriele d'Annunzio e mentre lo stesso era in Francia si occupò della vendita all'asta dei suoi beni. Nel corso della sua campagna interventista, nel 1914 si adoperò per il rientro in Italia del d'Annunzio.

Volontario con il grado di sottotenente del genio, dal maggio del 1915 fu incaricato della tutela dei monumenti nelle zone di guerra. Congedato con il grado di capitano di complemento proseguì nell'attività per la tutela dei monumenti. Negli anni '20 e '30 oltre a numerosi scritti su argomenti artistici ebbe anche in tale campo molti incarichi di alto livello.

Nel 1943, dopo l'otto settembre, venne nominato vicepresidente dell'Accademia d'Italia. Nel 1944, dopo la liberazione di Roma, fu radiato dall'albo dei giornalisti.

 

Luigi Armando Olivero dal 1940 al 1945

Incontri con

Ezra Pound, Johan von Leers, Charlotte Harrer, Emanuele Croce

 

di Giovanni Delfino

 

          In questo articolo alcune notizie poco note o del tutto sconosciute sull'opera di Luigi Armando Olivero e sulle sue amicizie nel periodo che, dal crepuscolo del fascismo,  si avvia verso la ritrovata democrazia. 

         Negli anni trenta Olivero ha viaggiato moltissimo, cinque continenti, diciotto paesi. Ha intessuto relazioni e stretto amicizie mentre, per il suo lavoro di corrispondente, invia articoli a decine di riviste e giornali, sia italiani che esteri. Nel 1931, e poi in anni seguenti, è negli Stati Uniti. Qui collabora al The Italian Daily News di San Francisco e dirige anche una stazione radiofonica destinata al pubblico di lingua italiana, la K.D.I.A. sempre a San Francisco. Da questi soggiorni prende l’avvio il suo primo saggio: Babilonia stellata che vedrà la luce nel 1941 presso l’editore Ceschina di Milano.

         Babilonia stellata è un volume che, in poco più di 250 pagine, mette a nudo gli aspetti poco edificanti della gioventù americana d’ante guerra. Prende l’avvio dall’articolo Trapanazioni del cranio: I cari genitori di Hollywood, che Olivero ha scritto in collaborazione con Angelo Nizza (1) e pubblicato il 3 settembre del 1939 sulla rivista napoletana Belvedere. Questo scritto è utilizzato in gran parte per il primo capitolo Pups: lo smodato utilizzo che viene fatto dai genitori a danno dei cosiddetti bimbi prodigio quali Jackie Coogan, Shirley Temple, Deanna Durbin e tanti altri. (2) Il saggio passa poi ad analizzare lo smodato utilizzo della droga, l’amore libero, la prostituzione, il racket dell’amore…

         Questa sua opera prima incontra un grande successo. Due edizioni esaurite in pochissimo tempo. Una terza è in libreria nel giugno del 1942.

         Nei suoi viaggi londinesi Olivero ha incontrato e stretto cordiale amicizia con Ezra Pound. Rapporti che proseguono  con visite a Rapallo (qui Pound vive dal 1925) o a Roma dove Olivero ormai si è stabilmente trasferito. Lavora infatti all’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) con trasmissioni di sue commedie scritte appositamente per la radio e con programmi per l’estero. Qui a Roma, per motivi di propaganda radiofonica, si trova spesso anche Pound. I due rafforzano quindi i loro legami ed insieme mettono mano a quella che sarà la quarta edizione di Babilonia stellata. Pound  da i suoi consigli, in particolare rivolti alla politica economica americana. La nuova edizione  uscirà nel giugno del 1943 aumentata di ben cinque capitoli e di oltre cento pagine.

          Il pensiero di Pound è rintracciabilissimo in particolare nei capitoli che riguardano politica, economia e religione.

         Non basta, Olivero ha in mente una ulteriore quinta edizione. Recentemente, nel corso di una ricerca bibliografica, mi sono imbattuto in un fondo appartenuto ad Ezra Pound  giacente presso la Yale University nel Connecticut. In questo fondo sono presenti tre lettere siglate Olivero. Grazie alla collaborazione del Prof. Giuseppe Goria, cui avevo passato la notizia e che pazientemente ha intessuto i rapporti con la Yale, sono venuto in possesso delle copie delle tre lettere che erano di Pound e dirette ad Olivero. Nei tre dattiloscritti (in un italiano approssimativo e con numerosissime correzioni autografe) Pound, che dimostra di conoscere benissimo la quarta edizione di Babilonia stellata, segnala errori ad Olivero e aggiunge notizie. Inoltre tutta una lettera è da utilizzarsi come post-fazione della nuova stesura dell’opera. Purtroppo questo lavoro non avrà seguito causa il precipitare degli eventi bellici. (3)

             Della prima edizione di Babilonia stellata, viene pubblicata anche un’edizione tedesca.  

            DiBabylon unter Davidsternen und Zuchthausstreifen (letteralmente Babilonia sotto   stelle di Davide e strisce di galera) è traduttore Johan von Leers (25 gennaio 1902 Vietlübbe, Germania – 5 marzo 1965 Cairo Egitto). Membro attivo del partito nazista, amico e protetto da Joseph Goebbels, professore all’Università di Jena, padrone di sei lingue (inglese, spagnolo, olandese, francese, giapponese e italiano) fu sostenitore delle teorie razziali e legato a Heirich Himmler. Suo scopo liberare la Germania dall’imperialismo giudaico-cristiano. Fu anche autore, con altri, di un piano per sviluppare la razza ariana per mezzo della procreazione. Fu uno dei più radicali propagandisti dell’antisemitismo nel Terzo Reich. Tra il 1940 ed il 1945 fu spesso a Roma dove probabilmente conobbe e strinse amicizia con Olivero. Finita la guerra visse in incognito in Italia fino al 1950, quindi in Argentina e dal 1955 al Cairo dove abbracciò la religione di Maometto prendendo il nome  di Mustafà Ben Alì e Omar Amin. Ha finanziato una edizione araba dei Protocolli dei Saggi di Sion e organizzato in Egitto trasmissioni radio antisemite e di incoraggiamento al risorgere dei movimenti neo-nazisti in varie lingue. Fu amico del mufti Haj Amin Al-Husseini che diede così il suo benvenuto a von Leers: ”Vi ringraziamo di prendere parte alla battaglia contro le forze del Male incarnate dagli ebrei del mondo intiero.”

          Il libro. Uscito nel periodo più buio per la Germania, ebbe scarsa diffusione, forse buona parte delle copie andarono anche distrutte dai continui bombardamenti. Si trova con difficoltà anche nelle biblioteche tedesche, pur essendo presente, ad esempio, nella Berliner Stadtbibliothek. Nella traduzione di von Leers,  il libro di Olivero appare nel 1947 in una lista di libri all’indice della DDR: Liste der auszusondernden Literatur. Erster Nachtrag nach dem Stand vom 1 Germany (Territory under Allied occupation 1945-1953 Russian Zone) Deutsche Werwaltung für Volksbildung 1947, 179 pag Zentralverlag. Babylon unter Davidsternen und Zuchthausstreifen. È accompagnato dalla frase: “Auch alle fremdsprachigen ausgaben verboten”. (È proibita anche la pubblicazione in tutte le lingue straniere)

         Rimanendo in ambito germanico, nel 1942 Charlotte Harrer pubblica Japanische Skizzen. Olivero se ne procura una copia e decide di curarne un’edizione inglese ed anche, in seguito, con tutta probabilità, una in Italiano. Vuole anche aggiungervi qualche cosa di suo, sulla letteratura e sulla poesia giapponese. Charlotte Harrer è la figlia di un noto geologo, metereologo ed esploratore tedesco Alfred Lothar Wegener (1880-1930), autore, tra l’altro, della teoria sulla deriva dei continenti. Nel 1938 ha sposato Heinrich Harrer (1912-2006), nazista convinto e noto alpinista austriaco, primo scalatore della parete nord dell’Eiger, autore di Sette anni nel Tibet in cui racconta la sua permanenza in Tibet dal 1944 al 1951 dopo la sua avventurosa fuga da un campo di concentramento inglese in India. Dal libro è stato tratto il recente (1997) 7 anni in Tibet di Jean-Jacques Annaud con la partecipazione di Brad Pitt.Olivero prende contatti con la Harrer e già predispone il nuovo titolo del libro: Japanese Sketches. The Land of God in evening Dress. Titolo del tutto consono al Nostro. Suggerisce anche due altri vocaboli al posto di Dress: in Pijama o in Tight. (La copia del libro della Harrer appartenuta ad Olivero è nella collezione del Sig. Silvio Bonino di Margarita CN. Olivero ha cancellato il titolo del frontespizio con un tratto di penna sostituendolo, scritto a matita rossa, con quello riportato più sopra, aggiungendo poi a macchina il suo nome sotto quello della Harrer.) La passione e lo studio per la poesia giapponese era stato inculcato in Olivero dall’amico Ezra Pound in lunghe conversazioni e scambi di lettere. Così in proposito scrive Olivero in commento alla poesia Trionf dle reuse dij samurai sull’Almanacco Viglongo del 1982:

Fu il mio compianto amico Ezra Pound (1885-1972, stabilitosi a Rapallo dal 1925 al 1945 e poi dal 1958 al 1972 a Tirolo di Merano e a Venezia ov’è sepolto) a iniziarmi alla conoscenza – debbo onestamente precisare  rimastami  tutt’altro  che specialistica  e scientifica  –  di questo (Go Kyogoku) ed altri antichi poeti giapponesi dei quali, comunque, più per curiosità letteraria che altro, ho tradotto in piemontese parecchie Sedoka, bussoku-sekitai (o poesia del piede di Budda), tanke, haikai o haiku e imayo, schemi progenitori, taluni da oltre un millennio, della moderna omeopatica poesia occidentale esistenzialista. Versioni, naturalmente, eseguite sulle trasposizioni grafico-alfabetiche occidentali degli originali ideogrammi orientali, sotto l’illuminata assistenza dell’impareggiabile, enciclopedico, poliglotta, fosforescente poeta americano.

          Purtroppo, causa il precipitare degli eventi bellici, il progetto non avrà seguito, privandoci perciò del piacere delle elucubrazioni oliveriane sulla poesia e letteratura giapponese.

          Questo quanto scritto prima di venire in possesso di un carteggio tra Olivero e la sua agente londinese Jasmine Chatterton. Non grandi novità ma precisazioni e conferme. In una lettera del 29 settembre 1951 scrive al suo agente:

Di questi giorni sono riuscito a recuperare un libro esauritissimo e di cui dispongo di tutti i diritti editoriali: libro che avevo scritto prima della guerra in collaborazione con una collega bavarese e pubblicato nel 1942 solo in lingua tedesca a Berlino. È un coloritissimo reportage sul Giappone moderno. Non politico. Abbiamo già provveduto ad attualizzarlo. Si intitola "Japanische Skizzen" (titolo che può essere modificato così:"Il Paese di Dio in tight, Schizzi Giapponesi, 1952. Quando la potrà interessare, me lo comunichi e io le spedirò l'unica copia dell'edizione tedesca che possiedo.

          Nella successiva lettera, sempre diretta a Jasmine Chatterton del 2 ottobre 1951:

Le spedisco a parte, in plico raccomandato, l'unica copia che mi rimane di THE LAND OF GOD IN EVENING DRESS (o IN PIJANA, come suona meglio in inglese) che venne pubblicato nel 1942 solo in tedesco: tiratura 350.000. Edizione esauritissima. Il Verlag Karl Curtius di Berlino che lo pubblicò non esiste più. L'opera è quindi liberissima compresa la copertina a colori e le belle forografie intercalate nel testo e la mia coautrice Dr Charlotte Harrer mi ha delegato a trattare direttamente, considerandosi da me rappresentata per qualsiasi contratto di riproduzione all'estero sia in tedesco che in altra lingua.

          Il 14 novembre 1951 Jasmine Chatterton così scrive ad Olivero:

Dear Mr Olivero

         I am returning to you herewith JAPANISCHE SKIZZEN. I showed it to Messrs Macdonald but they say that until they know what the sales on ADAM and TURKEY are likely to be it would be usless to consider a third book...

             Non se ne farà poi nulla.

            Olivero ha preso definitivamente  residenza a Roma, in via Condotti, 9 il giorno 11 dicembre del 1942. Non   è   chiaro   se la sua venuta a Roma sia stata condizionata dall'apertura dell'atelier romano della futura moglie Felicina Viscardi, detta Cinci, erede di una nota ed affermata pellicceria di alta moda di Torino e sorella della moglie del poeta ed amico di Olivero Renato Bertolotto: 1'impressione è che le loro orbite si siano evolute in modo autonomo, attratte dalle rispettive esigenze professionali, verso la Città Eterna, e che poi lì, forti della pregressa conoscenza e frequentazione torinese, grazie alla comune amicizia, i loro destini si siano intrecciati fino al matrimonio, che contraggono a Roma il 16 maggio 1943.

 

Cinci

Immagine di Felicina Viscardi (detta Cinci) dalla raccolta del Sig. Silvio Bonino, Margarita (CN)

          Anche Cinci Viscardi, accostandosi all'attività poetica del marito, è poetessa in piemontese, pur se la sua ispirazione non è tale da condurla ad esiti importanti; è inoltre autrice di numerosi articoli sia sulla rivista del marito Ël Tòr, che su numerose altre pubblicazioni quali Armanach piemontèis, Il Cavour, Cuneo provincia granda, Notiziario della Famija Piemontèisa di Roma. Su varie riviste pubblica anche sue opere fotografiche.

 

 Cinci 2

 Immagine di Felicina Viscardi (detta Cinci) dalla raccolta del Sig. Silvio Bonino, Margarita (CN)   

            Olivero fino dal 1943 collabora con il 1° Gruppo Alpino Val Casotto in qualità di patriota alle formazioni partigiane piemontesi. Elemento di primo piano nell’attività clandestina e di collegamento tra il Piemonte e la zona occupata.

          A Roma aiuta ad evitare la fucilazione dell’Avvocato Carlo Emanuele Croce, e riesce, il 19 marzo del 1944, ad entrare nelle famigerate carceri della Gestapo di Via Tasso 155, a rischio della sua incolumità, per informare il Croce che amici e famiglia sono sulle sue tracce suggerendogli così l’atteggiamento da assumere durante gli interrogatori nei confronti dei suoi collaboratori a piede libero. Croce aggiunge …conservo la più schietta, profonda ed amichevole riconoscenza per il tempestivo intervento dell’amico Olivero che mi ha salvato dall’eccidio dei 320. (Fosse Ardeatine)

          Il Colonnello Alessandro Fossi, Comandante del Gruppo Militare Clandestino omonimo aggiunge: …il giornalista Luigi Olivero ha dato la sua particolare collaborazione all’attività del nostro Gruppo Militare Clandestino. (4)

         Fino al 4 giugno del 1944 Roma è occupata dall’esercito tedesco. Olivero, in questo periodo,  è critico cinematografico per il Messaggero. Decine e decine sono le sue recensioni che vengono pubblicate nei primi sei mesi dell’anno. Non solo  film, anche resoconti di opere  teatrali, opere liriche,  balletti,  concerti sinfonici.

         L’undici di aprile compare il pezzo dedicato a Addio amore del 1943 di Gianni Francolini, interpretato da Clara Calamai, Roldano Lupi e Jacqueline Laurent e tratto da due romanzi di Matilde Serao, Addio amore e Castigo; ne stralcio questo brano in perfetto stile oliveriano:

Clara Calamai si destreggia con perizia in una parte considerevolmente ambigua. Ma perché, Donna Clara, vi ostinate a esibire i vertiginosi dècolletée dei tempi sostanziosi anche dopo che vi siete così razionalmente svitaminizzata?

          Sembra impossibile che Roma, in quei giorni, manifestasse una così grande vitalità artistica. Una pagina intera del Messaggero è giornalmente dedicata agli spettacoli. Un centinaio di cinematografi, decine e decine di teatri con  spettacoli i più vari!

            In una domenica d’inverno, verso la fine del 1944, nella Roma brulicante degli eserciti alleati occupanti, Olivero è ospite nella biblioteca di un patrizio romano con Gabriellino d’Annunzio, figlio secondogenito di Gabriele, Peppino Garibaldi, nipote di Giuseppe, ed altri convenuti. Accanto al camino parla agli astanti della sua Torino ancora e sempre più martoriata dalla tremenda guerra aerea. Si scaglia poi violentemente contro Roma che definisce decrepita Taide intossicata dalla libidine immonda di tutte le conquiste e di tutte le rese… arce di tutte le retoriche… brulicante di ciceroni e professori, scatenando così le ire dagli ospiti che solo a stento verranno represse con l’intervento di Gabriellino e della consorte dell’ospite patrizio. La succosa ricostruzione di questa giornata, in una lettera di Gabriellino ad Olivero, verrà utilizzata da quest’ultimo quale prefazione alla sua prima raccolta di poesie in piemontese, Roma Andalusa, che verrà pubblicata nel 1947 dall’Editore Calandri di Moretta (CN) che, per essere ben preciso, sotto Moretta aggiunge a grandi caratteri Piemonte.

           Il 14 di luglio del 1945 segna una tappa importante nella vicenda umana di Olivero. Una vicenda umana, da un lato ricca di soddisfazioni, dall’altra di polemiche che porteranno a incomprensioni, rancori, inimicizie. È la data della pubblicazione del primo numero de Ël Tòr Arvista libera dij Piemontèis. La rivista, quindicinale, si differenzia in modo notevole dalle altre dell’epoca, vuoi per la stampa a quattro colori, per l’impaginazione ancora sensibile alla frequentazione futuristica oliveriana, per l’illustrazione cui collaborano grandi artisti dello stampo di Gabriele Cena, Giuseppe Macrì, Orfeo Tamburi e tanti altri, ma in particolare per le collaborazioni letterarie e poetiche di tutto rispetto. Per questioni economiche ha vita breve, il 1945 ed il 1946 più un ultimo numero, isolato, sul finire del 1947. In tutto  32 uscite ricchissime di scritti e poesie di Olivero, ma anche di tante delle più belle penne dell’epoca. La rivista è stata definita da Benedetto Croce  “La più bella rivista folkloristica italiana  a respiro europeo.”

          Sulle parole di Croce concludo questo intervento volto ad illustrare alcuni episodi, poco o nulla conosciuti, della vita di questo nostro grande poeta, scrittore, giornalista.  

 N O T E 

(1) Angelo Nizza (Torino 1905 – Roma 1961) Commediografo e giornalista. In coppia con Riccardo Morbelli la lunga serie radiofonica di grandissimo successo I quattro moschettieri. Con Luigi Olivero la serie di stroncature alla vigilia della seconda guerra mondiale su personaggi d’attualità dal titolo generale Trapanazioni del cranio uscite nel 1939 sulla napoletana rivista Belvedere. 

(2) Jackie Coogan l’interprete de Il monello 1921 di Charlie Chaplin;

Shirley Temple apparsa in decine di film negli anni trenta Il piccolocolonnello, Ricciolid’oro 1935, Capitan Gennaio 1936,  Heidi 1937, Rondine senza nido 1938, La piccola principessa 1939;

Deanna Durbin Tre ragazze in gamba  crescono 1939. 

(3) Ezra  Weston Loomis Pound  (Hailey, Idaho 30 ottobre 1885 – Venezia 1 novembre 1972). Poeta e critico americano vissuto per lo più in Europa, ed in gran parte in Italia a Rapallo, Tirolo di Merano e Venezia. Fu uno dei protagonisti del modernismo e fu forza trainante di movimenti quali l’imagismo e il vorticismo. Dal 1941 al 1943 realizzò trasmissioni per la radio italiana in cui difendeva il fascismo e accusava angloamericani e banche ebraiche di aver voluto la guerra.  Queste trasmissioni gli valsero da parte del governo americano l’accusa di tradimento. Durante la Repubblica Sociale Italiana (ottobre 1943 – aprile 1945) continuò la sua attività giornalistica in cui ribadiva la sua solidarietà al fascismo. Il 3 maggio del 1945 fu arrestato da partigiani italiani  e consegnato a militari U.S.A. che lo rinchiusero in un campo di prigionia e rieducazione a Metàto presso Pisa. Per circa tre settimane fu costretto in una gabbia di ferro posta all’aperto, al sole di giorno e alla luce accecante dei riflettori la notte. A fine novembre fu trasferito a Washington per il processo. Gli fu diagnosticata un’infermità mentale e fu recluso fino al 1958 nell’ospedale federale criminale St. Elizabeths di Washington. Il governo americano lasciò poi cadere l’imputazione di tradimento e sotto tutela e custodia della moglie riacquistò la libertà il 18 aprile del 1958. Rientrò in Italia a luglio sulla Cristoforo Colombo. 

Bibliografia essenziale 

A lume spento poesie 1908, A Quinzaine for this Yule poesie 1908, Personae poesie 1909, Exultations poesie 1910, Provença poesie 1910, The Spirit of Romance saggi 1910, Canzoni poesie 1911, Rispostes of Ezra Pound poesie 1912, The fourth Canto poesie 1919, Le Testament opera musicale 1923, A Draft of the Cantos 17-27 poesie 1928, A Draft of XXX Cantos poesie 1933, Cavalcanti opera musicale 1933, Homage to Sextus Propertius poesie 1934, Cantos LII-LXXI poesie 1940, The pisan Cantos poesie 1948 (Canti pisani 74-84 1953), Seventy Cantos poesie 1950, Section Rock-Drill 85-95 de los Cantares poesie 1956, Thrones 96-109 poesie 1959, The Cantos 1-109 poesie 1964, Drafts and Fragments: Cantos CX-CXVII poesie 1968. 

(4) Note tratte da due documenti autenticati originali in possesso dell’AssOlivero Via Gentileschi, 1 10029 Villastellone (TO); documenti che  trascrivo integralmente.

Torino, 27 aprile 1945
D I C H I A R A Z I O N E 

Il sottoscritto in qualità di Comandante di Banda (1° Gruppo Alpino Valcasotto), Comandante del 1° Settore Divisione Comando Formazioni Giustizia e Libertà  e di Capo di Stato Maggiore della 2^ Divisione Alpina dichiara quanto segue:

il giornalista Dr. LUIGI OLIVERO abitante a Roma – Via Condotti, 6 ha collaborato attivamente sin dal 1943 in qualità di patriota alle formazioni partigiane piemontesi.

Elemento di primo piano nell’attività clandestina e di collegamento tra il Piemonte e la zona occupata.

IL COMANDANTE

(Dr.Carlo  Ruvi di San Mauro) 

GRUPPO MILITARE CLANDESTINO “F O S S I”

                        Io sottoscritto Colonn. Alessandro Fossi, capo del Gruppo Militare Clandestino omonimo, dichiaro di aver ricevuto in data 7 giugno 1944 dall’Avvocato Carlo Emanuele Croce la comunicazione qui sotto riportata per esteso, il contenuto della quale ho potuto accertare rispondere a perfetta verità:

“Molto volentieri dichiaro che il giornalista Luigi Olivero si è molto efficacemente adoperato con immediata azione per la mia scarcerazione da via Tasso 155, riuscendo tra l’altro con pericolo della sua stessa incolumità a penetrare il 19 marzo 1944, con abile sotterfugio, nei locali delle stesse carceri politiche della Gestapo ed a farmi pervenire nella cella n. 25 piano quarto, riservato ai destinati alla fucilazione, la comunicazione che gli amici e la famiglia erano sulle mie tracce. Comunicazione che mi è oltremodo servita per l’atteggiamento che ho poi potuto assumere durante gli interrogatori e nei confronti dei miei collaboratori rimasti a piede libero.

Di quanto sopra ho fatto regolare comunicazione inviando copia della presente ai dirigenti della organizzazione politica e personalmente conservo la più schietta, profonda ed amichevole riconoscenza per il tempestivo intervento dell’amico Olivero che mi ha salvato dall’eccidio dei 320.

In piena fede.

Firmato: Carlo Emanuele Croce” 

                        In aggiunta dichiaro che il giornalista Luigi Olivero ha dato la sua particolare collaborazione alle attività del nostro Gruppo Militare Clandestino. 

Il Ten. Colonnello Capo Gruppo

(Alessandro Fossi)

Roma, 15 giugno 1944 

(Firma del Colonnello Fossi autenticata con Atto Notarile Notaio Trapanese Vincenzo fu Giuseppe Roma, 7 novembre 1944) 

Carlo Emanuele Croce, valente musicista oltre che avvocato, ha messo in musica la poesia di Luigi Olivero ‘L cocolino d’oro  pubblicata nella “Colan-a Musical dij Brandé” Vol. 12, 1943.

In carcere in seguito all’attentato contro le forze tedesche occupanti Roma, compiuto in Via Rasella il 23 marzo 1944.  Il 24 marzo 1944 i 320 reclusi furono messi a morte alle Fosse Ardeatine. 

 

Luigi Armando Olivero ed il "Futurismo" 

di Giovanni Delfino

 

          Corre  il 1933 quando Olivero è al Ristorante del Cambio a Torino in compagnia di Filippo Tommaso Marinetti,  in piena polemica antipastasciuttara. Pastasciutta che Marinetti considera un piatto passatista, pesante allo stomaco, assolutamente controindicato al superdinamismo della generazione futurista. In pieno ossequio con i suoi dettami, quel giorno, al Cambio, con Olivero, Marinetti si divora un autentico Vesuvio di fumante pastasciutta.

         Da questo, e da altri incontri con Marinetti, prenderà le mosse la composizione del futuristico, nell’ideazione poetica e nella composizione grafica, Aereopoema dl’elica piemontèis che lo stesso Marinetti definirà come vibrante di audacissima aeropoesìa, ùnica in tutti i dialetti del mondo,  di cui ci occuperemo tra breve.

         Ad Albisola, la cittadina della ceramica d’arte, Tullio Mazzotti, figlio del fondatore delle Ceramiche Mazzotti, tuttora attive, che si farà chiamare Tullio d’Albisola, inizia un intenso rapporto con i Futuristi e stringe amicizia con Munari, Marinetti, Fontana e tanti altri che frequentano il suo atelier. Le lettere che gli verranno scritte negli anni dai tanti amici e collaboratori futuristi, saranno poi raccolte e pubblicate in ben quattro volumi.

         Oltre che alla ceramica, di cui diviene maestro, si dedica anche alla poesia e compone L’anguria lirica, un lungo poema passionale che verrà pubblicato, come secondo esempio di tale sistema, stampato su fogli di latta. È illustrato da Munari e Diulgheroff con prefazione di Marinetti. L’impressione è della lito-latta Nosenzo di Savona per le Edizioni futuriste di “Poesia” di Roma.

         Un giovane studente di architettura, Italo Lorio, autore di novelle e racconti (Fumo negli occhi Montes Torino 1934, Tempo di marcia Montes Torino 1935), è amico e collaboratore di Tullio d’Albisola. Chiede più volte di poter collaborare a le grandi firme di cui, al momento, Olivero è redattore capo e direttore, in assenza di Dino Segre (Pitigrilli) all'estero per motivi politici. Dopo ripetuta insistenza, Lorio ottiene l’incarico. Pubblica  una lusinghiera recensione alla nuova fatica di Tullio al quale, con una lettera del 15 gennaio 1935, su carta intestata della rivista, chiede   di inviare in regalo una copia de L’anguria lirica a Luigi Olivero. (1)

          Il 20 marzo Olivero, che ha ricevuto l’omaggio, così si rivolge a Tullio con una sua lettera:

…ho ricevuto tutto: la stupenda “Anguria” in lito-latta che conservo, come una preziosa rarità editoriale, sul mio scrittoio…

         Sempre a proposito dell’Anguria così aveva scritto a Tullio in una precedente del 22 gennaio:

Noi ci siamo conosciuti sulla pista aerea della FIAT il giorno della manifestazione futurista in onore di S. E. Marinetti.

Ma le 5 fette rosso-fuoco dell’ANGURIA LIRICA mi pervengono sul binario luce della poesia comunicando ai miei nervi 5 scosse della sensibilità elettrica che irradia dall’anima del POETA CAMPIONE DI TORINO.

         Ancora un aneddoto riguardante Olivero, Marinetti ed il poeta Corrado Govoni (Frazione Tàmara di Copparo FE 1884 – Lido dei Pini Anzio 1965).

          Nota l'amicizia di Olivero con Marinetti, altrettanto quella di Marinetti con Govoni, anche quest’ultimo seguace, per alcuni anni, della corrente futurista.

           Olivero racconta che, dopo la morte di Marinetti del 2 dicembre 1944, nei primi giorni del gennaio 1946, passeggiando per Roma, in Via del Babuino, entra in una libreria d’occasioni. Qui,  uno scaffale polveroso, sopra  sette  volumi pubblicati da Marinetti, tutti con dedica autografa, più che affettuosa,  a Corrado Govoni.

          Una delle dediche recita Al grande poeta Corrado Govoni, alla Meravigliosa Primavera della Sua anima. Con affetto. F. T. Marinetti.

          La parola ad Olivero:

Noi avoma gnun-e intension ëd fé belessì né l’apologia né la stroncatura ‘d F. T. Marinetti. Soma nen ëd fassios e soma nen ëd critich. Ma an fa dëspiasì – un dëspiasì ch’a confin-a con lë scheur – constaté coma ant l’ànima d’un poeta – ch’a duvrìa esse l’ànima pi sensibila e nòbila ‘d tute le ànime – a peussa formasse tanta cràcia ‘d vigliaccheria da feje arneghé la memoria d’un amis mòrt doe vòlte – fisicament e leterariament – con un gest così trivial come col ëd vende da cartassa inùtil ij so ùltim lìber sensa gnanca avej ël rigoard elementar dë s-ciancheje ‘l prim feuj dova col amis a l’ha pogià la man për ë-scrive la pi sincera, forse, dle soe diciarassion d’amicissia: coma l’è squasi sempre la diciarassion che në scritor a peul ofrije a un cambrada an letteratura quand a compagna, con le pòche paròle scrite an front d’un sò lìber, la sostansa viva dël sò pensé convertìa an carta stampà.

Savoma tuti – e tanti ‘d noi a l’han provà – ij sacrifissi ‘d costi ultimi ani che sovens a l’han obligane a vende le nostre còse pi care për compresse ‘d pan.

Savoma tuti che F. T. Marinetti a l’era fassista, an fasìa ciamé Caffeina d’Europa,  a l’avìa definì la guèra sola igiene del mondo,  a l’avìa ant chiel una bon-a dòse ‘d ciarlataneria mës-cià con una bon-a dòse d’ingegn auténtich mal impiegà; e ades a l’è, a rason ò a tòrt, universalment dëspresià.

Ma ij difet ëd l’òm e le soe tare politiche, ch’a esistjto già quand ch’a l’era an vita e donca a pudijo esse considerà fin d’antlora da j’amis che ancheuj a lo arnego, a peulo nen e a devo nen giustifiché un gest come col ch’a l’ha fàit Corrado Govoni ades che l’òm a l’è mòrt e, come l’oma già dit, anche leterariament sotorà. Un gest ëd bassa vigliacherìa, ripetoma, paragonàbil al gest ëd cola bestia african-a ch’a pissa an sël cadàver  ëd l’òm che na minuta prima a l’era ancora sò padron e ch’a la carëssava tratandla da amija. …

Però… Però la nostra cita aventura libraria a l’è ancora nen finija e ‘l séguit, se an fà rije ‘d cheur, an fà ‘d cò pensé ch’ai sia un destin che sèrte vòlte as divert a vendiché ij mòrt dj’afront ch’ai fan ij viv.

Ancheuj, passand ant una strairòla ‘d Tor di Nona pien-a dë strassé, dë marsé e ‘d feramiù, l’oma vist për tèra, tra na savata rota e un portacandèile armis, un lìber oit e s-cianchërlà ‘d Corrado Govoni: Poesie scelte (1903-1918) / edission Taddei e figli Ferrara. Soma chinasse a sfojatelo, sensa dësfilesse ij goant da le man. La prima pagina a l’era soagnà d’una bela dédica autografa dl’autor a una creatura che chiel a batesava «mia divina ispiratrice».

Una «divina ispiratrice» - viva la soa fàcia ‘d tòla, giuradisna! – ch’a l’ha campà ‘nt la pàuta le poesìe ‘d col poeta che, dëspresiand l’amicissia, a l’è meritasse, a soa vòlta, ‘d vëdse dëspresià, forse, l’amor…

L’oma comprà col lìber ëd Govoni. Soma andài a compré, sùbit dòp, coi sèt lìber ëd Marinetti. E i guernoma tuti eut come un-a dle documentassion pi singolar dla fondamental saloparìa dl’ànima uman-a 1946.

          Quel che è fatto è reso. Morale di allora. Morale dell’oggi e del domani! (2) 

          E veniamo all'opera futuristica di Olivero. Nell’autunno del 1950 vince a Parigi, su 65 partecipanti, il Prix de la Chimère di poesia dedicata all’aviazione nell’ambito dell’Esposizione Aerea Internazionale con  L’Aereopoema dl’Élica Piemontèisa, che gli vale un premio di 500 mila franchi.

         La motivazione del premio è la seguente: La più alta espressione della poesia dei cieli animata dalle ali degli uomini.

           L’anonimo estensore sulla rivista Ij Brandé N° 100 del 1 novembre 1950 (Pinin Pacòt?) commenta:

Le pòche paròle ‘d costa notissia a basto nen a dì còsa ch’a sìa sto cit poemèt, sospeis ant un miraco ‘d color e ‘d nuanse a specié dal cel ëd Piemont la reveusa nostalgìa dij paisagi nostran. Ij pòchi ch’a l’han lesulo a lo san, e noi i speroma ‘d vëddlo prest publicà.

Ant costa bela afermassion noi vëdoma un pòch lë specc ëd soa vita d’om e ‘d poeta, con col andi dësgagià e ardì ch’a lo caraterisa, sempre pront a serché l’aventura për cheujne la sostansa lìrica da fonde ant la blëssa dij sò vers. A l’é për costa soa gioventura sempre viva che noi i l’auguroma che, a dispet ëd col sò sfògh epigramàtich, d’autre bele vitòrie a ven-o a conforté soa fatiga e sò ingegn ëd poeta.

          Nel 1941 Chionio, recensore letterario dell’Armanach Piemontèis  ne annunciava la prossima pubblicazione  definendo l’opera:

L’acid tartarich ch’à fa mossè il mòst savurì ëd cost volum bizar…

          Guido Mattioli, scrittore, aviatore e direttore della rivista L’aviazione nel numero di gennaio del 1945 a proposito de L’Aereopoema  scrive:

Una prova della gagliarda rinascita del Piemonte, la fornisce nel campo spirituale Luigi Olivero con un’opera di poesia, nuova per la concezione e per la forma, che s’impone all’attenzione non solamente piemontese, ma italiana.

          Olivero ci racconta  che il volume fu stampato dalla casa editrice La Sorgente di Milano e che, pronto per la distribuzione, fu incenerito dalla prima  all’ultima delle sue 3.000  copie dal bombardamento su Milano della R.A.F. nella notte tra il 15 ed il 16 febbraio del 1943.

          Nel Fondo Olivero di Villastellone ho  rintracciato recentemente copia dattiloscritta dallo stesso Olivero de L'aereopoema con molte correzioni e varianti. 

          Per vedere l’opera stampata bisognerà attendere il 1993 quando Camillo Brero la pubblica a puntate sul suo Piemontèis ancheuj.

          La neuva rassa, nella versione dattiloscritta di Olivero, unisce due poesie che in Brero compaiono separate: La neuva rassa e La cilesta anarchia.  In questa seconda, Brero, probabilmente, a causa della sua formazione seminaristica, elimina sei versi sostituiti, senza alcuna spiegazione, da una linea punteggiata. Ecco, come conclusione sui rapporti tra Olivero ed il Futurismo, la versione completa della poesia mutilata da Brero: (3) 

LA NEUVA RASSA 

L'é temp che al mond ai nassa

na neuva rassa

volanta e marinara

ch'ampara

a traversé

dë sfrandon le frontiere;

a scarpisé

le bòje panatere

"passatiste" nostran-e e strangere;

a scracé

su la stòria,

sla bòria,

sle làpide "an memòria",

sul present,

sul passà,

sui monument

vespasian dij colomb dla sità.

L'é temp che al mond ai ven-a

na neuva umanità

con la front ciaira e seren-a,

con un neuv sentiment,

j'euj sincer e rijent,

sensa sòld, sensa cà,

sensa seugn, sensa vissi,

sensa gnun pregiudissi,

ma con na gran richëssa

- la salute e la blëssa -

ma con un gran tesòr

andrinta 'l cheur sarà:

la bontà!

la bontà!

la bontà!

E basta con

le religion,

ij partì,

le nassion,

ij polmon

apassì

'd Mimì,

le filosofìe,

le enciclopedìe,

le crìtiche

stìtiche

e le politiche

sifilìtiche,

ij messaj,

ij giornaj

sbërlacià dai papagaj

con j'ociaj

ch'a meujo 'l bech andrinta ij caramaj!

Basta coi baco 'd minìstr

ch'a l'han fàit un pampist

dël vèrb ëd Gesù Crist!

E basta con la siensa

e con la volontà 'd potensa!

Basta con la moral

ëd Nietzsche

e ‘d Pascal! (Qui si conclude la versione pubblicata da Brero)

(Tra doe cheusse patice

j’è la pi bella moral

e a la scriv la natura

sul messal

rilegà

an pel uman-a reusa e profumà).

Basta con l'impostura

e la malinconìa

dla literatura

veiassa plufrìa...

E un po' pi 'd poesìa

e un po' pi 'd poesìa

e un po' pi 'd poesìa

vera, fòrta, sentija  (verso aggiunto a mano)

ant ògni creatura!

L'é temp che al mond ai nassa

na neuva rassa

violenta e degordìa

ch'a raspa e a pòrta via

tuta quanta la drùgia

dij sécoj: ch'a fiàira e a s'amugia

an sla tèra

për anfleje la rogna dla siensa e la pest ëd la guera:

la pest ëd la guera

la pest ed la guera

a la fàcia dla tèra!  

NOTE

(1) Quaderni di Tullio d’Albisola Vol. II (Lettere di Italo Lorio) Editrice Liguria 1981 

Il primo esempio italiano di Libro di Latta è stato ideato ed illustrato proprio da Tullio d’Albisola. Trattasi di Parole in libertà futuriste tattili termiche olfattive di Filippo Tommaso Marinetti pubblicato a Savona il 4 novembre 1932. Comprende 15 fogli litografati con composizioni coloristiche di Tullio d’Albisola.Tirato in 101 copie dalla Litolatta di Savona di V. Nosenzo.

Anguria lirica di Tullio d’Albisola è stato tirato dalla stessa ditta in 200 copie a Savona nel 1933. 

I brani delle lettere di Olivero riportati, sono tratti dall’Archivio “Tullio d’Albisola” di Vittoria ed Esa Mazzotti. In detto archivio sono conservate due lettere ed una cartolina di Olivero a Tullio. Le due lettere su carta intestata de le grandi firme, l’altro scritto su cartolina editoriale de "i vivi", rivista quindicinale d’attualità diretta da Pitigrilli.  

(2)  Luigi OliveroProponiment dël Tòr “Cigno gentil” con ànima ‘d porsel  Ël Tòr N° 12 1946 

3) Luigi Olivero Aereopoema dl’élica piemontèisa Piemontèis ancheuj N° 132 dicembre 1993 – N° 144 gennaio 1995 Torino.

Giuseppe Macrì

Giuseppe Macrì ~ Monogramma di Luigi Olivero ~ Rondò dle masche

Il Garibaldi

Pubblicità varie apparse sui sei numeri della rivista fondata e diretta da Luigi Olivero

Il Garibaldi 1952